Roma pride 2008: il Vaticano occupa l'Italia facciamo Breccia occupa il Vaticano

Comunicato del coordinamento "facciamo breccia"

Si è svolto il 7 giugno a Roma il Pride a cui hanno partecipato oltre 200.000 persone. Alla manifestazione era stata negata Piazza San Giovanni, storica piazza dei movimenti, con la scusa che all'interno della chiesa doveva esibirsi un coro di preti cattolici. Una decisione istituzionale che ha confermato la volontà di negare agibilità politica a chi non si piega ai diktat del governo di destra e del Vaticano, oggi più che mai alleati. Per questo durante il Pride il coordinamento "Facciamo Breccia-No Vat" ha reagito occupando simbolicamente piazza San Pietro, nel territorio dello Stato del Vaticano (Santa Sede). Sono stati aperti degli striscioni con scritto: "San Giovanni negata, occupiamo San Pietro", "No Vat", "Facciamo Breccia". La polizia italiana è intervenuta fermando e identificando 13 attivisti di Facciamo Breccia-NO VAT, nonché dei fotografi professionisti a cui sono state cancellate le foto, ed addirittura dei turisti che avevano le macchine fotografiche. Contemporaneamente, l'azione veniva rivendicata dal palco del Pride in piazza Navona. Immediatamente alcune agenzie di stampa avevano pubblicato la notizia, che però è stata poco dopo oscurata, con una logica di censura da regime. Facciamo Breccia denuncia la deriva autoritaria e fascista italiana. E' da qui che nascono le aggressioni sempre più frequenti contro gay, lesbiche e trans, ma anche la violenza sulle donne e le persecuzioni contro i/le rom e sinti e contro chi arriva da paesi impoveriti. Proprio mentre era in corso il Pride romano, sulla linea circumvesuviana nei pressi di Napoli due ragazzi venivano aggrediti e massacrati in quanto gay.

Un mese fa a Verona un ragazzo è stato ammazzato da estremisti di destra solo perché aveva i capelli troppo lunghi. Le aggressioni alle trans e alle/i migranti sono ormai gli effetti quotidiani della (in)cultura dell'odio per chiunque sia identificato come 'diverso'. In questo quadro abbiamo scelto di diffondere la notizia e il video sulla nostra azione di protesta come un piccolo ma significativo atto di resistenza in un paese dove il rafforzarsi del legame tra repressione istituzionale, violenza squadrista e integralismo cattolico stanno aprendo definitivamente la strada ad un regime autoritario. Un video con le immagini dell'azione con la radiocronaca in diretta curata da "Radio Onda Rossa" è presente sul web e vi si accede dalla prima pagina
del nostro sito www.facciamobreccia.org

Repressione a Chiaiano

























A Bologna come a Parigi:

Le ragazze le donne le femministe e le lesbiche riunite in assemblea cittadina a Bologna, chiamano tutte le altre ad una Manifestazione notturna che si snoderà per le strade della città, in gemellaggio con le femministe e le lesbiche di Parigi, sulle stesse parole d’ordine.Le aggressioni maschili sono la 1° causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo. Questa violenza non conosce classe nè etnia, né religione, né appartenenza politica, anzi le conosce e le attraversa tutte
La paura alimentata dalla notte fa ombra alle violenze del giorno ma per noi è chiaro che le violenze non hanno orario e sono ovunque: nelle case per strada, al lavoro……
Quando usciamo di notte siamo considerate a disposizione degli uomini e ci muoviamo in uno spazio (bus, strade, bar…) cosidetto neutro, ricoperto di immagini di donne “accessibili”, che alimentano, banalizzano e sostengono la “cultura” dello stupro. Considerate spazio pubblico e quindi interdette dallo spazio pubblico!
La violenza maschile contro donne e lesbiche deve essere riconosciuta come problema politico e sociale e non interpretata come marginalità privata, relegando all’isolamento quelle che la subiscono.
Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale ( pacchetti sicurezza e legislazioni d’emergenza, ronde, videosorveglianza…)
Denunciamo la repressione poliziesca e le leggi di esclusione che rendono le donne ancora più precarie e più vulnerabili alle violenze maschili.
Denunciamo la specificità delle violenze sulle lesbiche per il solo fatto che affermano la propria esistenza e si rendono visibili, si amano, si riappropriano degli spazi e sfuggono al controllo degli uomini.
Manifesteremo contro tutte le violenze patriarcali che attraversano lo spazio pubblico e quello privato della famiglia Manifesteremo contro la paura e il senso di colpa inculcato dalla cultura e
dall’educazione
Manifesteremo per denunciare le violenze, gli stupri e gli assasini (al posto di assassini potremo usare i femmicidi? Non sarebbe male iniziare ad introdurre questo termine) e per la libera circolazione nelle città di giorno e di notte.
Ci riprendiamo lo spazio pubblico attraverso una pratica collettiva ed autodeterminata, senza bandiere né partiti perché siamo autonome e responsabili!
Siamo forti e fiere siamo solidali e arrabbiate Prendiamoci la strada e la parola per affermare come ragazze donne lesbiche e femministe , la libertà di decidere per noi sempre e ovunque!

Invitiamo tutte….ad esserci con presenza e parola
(cartelli, striscioni, messaggi voci…)

SABATO 14 GIUGNO ‘08
ALLE H. 22.30 concentramento P.TA S.STEFANO

Camminiamo insieme di notte, per non farci calpestare
di giorno!

Scene d'ordinaria intolleranza

Zero opportunità

Il nuovo ministro per le Pari opportunità non ne vuole sapere delle manifestazioni degli omosessuali: «Hanno obiettivi che non condivido. Io sono pronta ad occuparmi di contrasto alle forme di discriminazione e di violenza. Sono pronta a dare patrocini a seminari e convegni che si occupano di questi problemi». E invece, i Gay Pride, che obiettivo hanno? «Penso che l'unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d'accordo ».
I primi due cortei del Gay Pride saranno a Roma e a Milano in contemporanea il 7 giugno e per questi gli organizzatori stanno cercando patrocini locali e non del ministero. Mara Carfagna è stata invitata a partecipare un po' a tutti quanti i cortei. Ovviamente non andrà a nessuno. Per il Gay Pride nazionale che sarà il 28 giugno a Bologna la richiesta ufficiale di patrocinio è approdata sulla scrivania della ministra. Inutilmente.

La buona novella

Il settimanale cattolico: «Ha contribuito all'inverno demografico»

«In Parlamentonumeri per cambiare la legge sull'aborto»«È ora di sgretolare il mito della 194, un tabù intoccabilein un Paese dove si cambia perfino la Costituzione»
ROMA - La sua principale colpa è quella di «aver sicuramente contribuito, lo dicono i numeri, all'inverno demografico». Per questo, è arrivata l'ora «di sgretolare il mito della legge 194». Lo chiede senza mezzi termini "Famiglia Cristiana" nell'editoriale di questa settimana. «Non si riesce a trovare una strada per rivedere questa legge: un tabù intoccabile, in un Paese dove si cambia perfino la Costituzione» sostiene il settimanale cattolico .MAGGIORANZA TRASVERSALE - «La legge che intendeva far 'emergere' l'aborto, in pratica l'ha legalizzato - aggiunge "Famiglia Cristiana". - I politici più avveduti, già allora, si posero il problema. Giovanni Berlinguer, senatore del Pci, disse: 'Dopo un congruo periodo di applicazione, dovremmo riesaminare le esperienze pratiche, le acquisizioni scientifiche e giuridiche e assicurare da parte di tutti i gruppi parlamentari l'impegno a introdurre nella legge le modifiche necessarie'. Esattamente quello che non è stato mai fatto». «Oggi non è più sufficiente proporre una migliore applicazione senza toccare nulla dal punto di vista legislativo - si legge ancora -. Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale (sempre più esigua), hanno abbandonato la vecchia formula che l'aborto è 'questione di coscienza', affare privato che non attiene alla sfera del bene comune», prosegue il settimanale, «L'aborto è un fatto di rilevanza pubblica e politica. Oggi in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare il 'mito della 194'. Si tratta di una maggioranza trasversale che, in primo luogo, fa appello ai politici cattolici».

Per ingoii indigesti

Li avevo visti da un autobus passando per la periferia di Pietralata e ne avevo letto su femminismo a sud. Questa mattina uscendo dalla metro me li ritrovo davanti a Piazza del Popolo. Sono proprio osceni, eppure non posso smettere di guardarli, il semaforo è verde ma rimango ferma, sono in ritardo devo andare a lavoro eppure sto lì come una deficente, ferma! e non riesco a inghiottire nè a sputare. Mi girano per la testa le parole "Sicurezza" "Famiglia" "Vita" come in una sorta di mantra ipnotico e ho le vertigini. Questo oggi è il fascismo. Questi sono i temi. Le politiche securitarie contro gli "extracomunitari stupratori " che sono 1 su 4 quando, evidentemente, gli altri 3 sono "violentatori domestici" e comunque italiani quasi mai messi all’indice dell’indignazione sociale. Il più becero familismo che vuole le donne fattrici della razza - “fare un figlio è un atto di generosità verso la nazione” ha detto la soubrettina Mara Carfagna in attesa di incarico di governo e ora che è ministra dice "più famiglia"- ma la famiglia oggi è il più grande incubatore di violenza, rabbia e frustrazione. E una società che non consente scelte di vita diverse da quella della famiglia fondata sul matrimonio è fascista! è integralista! Finchè la maternità è un vincolo o un obbiettivo e la famiglia ci verrà imposta come irrinunciabile sarà luogo di lesione dei nostri diritti e del nostro immaginario..
Comunque ho ingoiato e sono andata a lavoro (starei lavorando) e questo alla fine è solo uno sfogo.
Vi aggiungo il link ad una interessante lettura tanto per capire quello che succede oggi alla luce di ciò che è stato:
"Il patriarcato fascista come Mussolini governò le donne italiane (1922-1940)"

Per ricordare Peppino

Felicia Bartolotta, la mamma di Peppino Impastato, morta il 9 dicembre 2004, in questa poesia, così ricorda suo figlio Peppino:

"Questo non è mio figlio. Queste non sono le sue mani, questo non è il suo volto. Questi brandelli di carne non li ho fatti io. Mio figlio era la voce che gridava nella piazza, era il rasoio affilato delle sue parole, era la rabbia, era l'amore che voleva nascere che voleva crescere. Questo era mio figlio quand'era vivo, quando lottava contro tutti: mafiosi, fascisti, uomini di panza che non valgono neppure un soldo padri senza figli lupi senza pietà. Parlo con lui vivo non so parlare con i morti. L'aspetto giorno e notte, ora si apre la porta entra, mi abbraccia, lo chiamo, è nella sua stanza a studiare, ora esce, ora torna, il viso buio come la notte, ma se ride è il sole che spunta per la prima volta, il sole bambino. Questo non è mio figlio. Questa bara pienadi brandelli di carne non è di Peppino. Qui dentro ci sono tutti i figli non nati di un'altra Sicilia".

C'ho un rigurgito antifascista


Al posto di nicola poteva esserci ognuno di noi.

Dopo la morte di Nicola Tommasoli, brutalmente aggredito da una banda di fascisti a Verona nella notte tra il 31 aprile ed il 1 maggio, roma antifascista si incontra in un assemblea cittadina mercoledi 7 maggio alle ore 20:00 al Forte Prenestino, per discutere delle eventuali iniziative da mettere in campo.


Ciao Ornella!

Ornella Serpa si occupava del Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute. A/matrix ricorderà Ornella insieme alle amiche e agli amici, sabato 10 maggio alla Casa Internazionale delle donne, in via della Lungara 19 a Roma, a partire dalle 16.30.

"Caro presidente pochi soldi per un figlio vado ad abortire"

Articolo da "La Repubblica" del 30 aprile 2008


Abortire perché non bastano i soldi. Non perché il bambino è gravemente malformato, non perché si è vittime di uno stupro, non perché si è sole senza un uomo accanto. Sandra (nome di fantasia) a 29 anni non se la sente, non ce la fa a diventare mamma: il motivo è che il suo è un lavoro precario, la sua esistenza è precaria, precari sono i suoi orizzonti. Ha fatto i conti e con sgomento ha deciso: un figlio è un lusso che non può permettersi. E così ha scritto un appello al presidente Napolitano cui ha dato un titolo terribile: "Necrologio di un bimbo che è ancora nella mia pancia". Scoprirsi incinta le ha procurato "un'emozione bruciante, una felicità incontenibile", ma ben presto "la ragione ha preso il posto del cuore". Scrive nella lettera-appello che sta per inoltrare al Quirinale e che ha spedito al nostro giornale: "Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza, oppure andare su quel lettino d'ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà per sempre"....leggi il resto

L' equilibrio in continuo divenire.

Le domande esplicite o tra le righe che mi sembra aver sentito riecheggiare tra le nostre ultime conversazioni, e scusate se banalizzo o esemplifico, sono:

-Questione di immaginario: Voglio essere definita femminista?
-Questione sociale: Che cosa significa essere femministe nel 2008?
-Questione di immaginario e questione sociale: Come faccio a creare un kollettivo che non sia vetero o addirittura demodè?
Le prime due parlano di noi, la terza anche, ma è rivolta soprattutto all’esterno. Provo a rispondere. Ho sempre creduto che questo spazio più che lavorare su un profilo “politico” dovesse essere luogo di “sensibilità” collettiva. Dove per sensibilità intendo narrazione, esperienza, idea, follia, intuizione, pensiero, azione e tanto altro. Con un unico elemento comune che attraversa tutto, che è l’eliminazione della censura, chiaramente non quella esterna , ma quella sorta di autocensura che spesso in automatico inneschiamo per paura di essere socialmente e storicamente scorrette. In questo senso il mio essere senza filtri davanti a questa esperienza mi fa affermare con una certa fierezza il mio essere “femminista”. Credo fortemente nell’astoricità della scorrettezza di pensiero ma non in quella puramente autocelebrativa, nella messa in discussione della tradizione e nella decostruzione del lineare (vedi : le vertigini)
Se il femminismo non è solo (e non lo è) una form(a)zione politica con una sua fissità temporale, oggi noi non lo rifondiamo attraverso il nostro Kollettivo ma lo incarniamo e lo rappresentiamo rispetto a quello che siamo. E siccome nessuno di noi è vetero (attenzione a Cinzia…sto scherzando!!!) né tanto meno demodè il pericolo di mettere in piedi un progetto con queste caratteristiche è fuori discussione.
Era il lontano(ormai) 2001 quando un’intera generazione a Genova rivendicava in una sola parola “uguaglianza” fra tutti gli uomini e tutte le donne del mondo. In quell’occasione compresi quanto fosse inadeguato il mio considerarmi “comunista”. Come se per contribuire ad una grande trasformazione fosse necessario avere una tessera o definirsi in un modo. Probabilmente Polly Jane Harvey non si è mai definita femminista (non lo so) ma quello a cui ho assistito qualche sera fa sul palco dell’Auditorium di Roma lo era senza ombra di dubbio.
Qualcuna di voi in questo momento mi sta maledicendo per l’invidia ma vi assicuro che sono molto dispiaciuta di non aver potuto condividere questo piccolo viaggio con almeno una di voi. Lì ho respirato un’essenza che riusciva ad essere contemporaneamente metafisica e pratica. Semplicemente perché l’arte - che non è altro che trasposizione e sublimazione dell’esistenza - è così: postmoderna.
Ed è così che voglio essere ed è così che sono: una femminista postmoderna.
Anche questa categoria non ha un valore oggettivo. Per questo la mia definizione è la mia definizione. Sono postmoderna perché vivo di contraddizioni e di contrarietà. Ogni giorno vivo tra l’alternativa di chiudermi dentro casa e aspettare l’arrivo del mio compagno/ di fare la punk abbestia/ di diventare una sorta di donna in carriera.
Amo i Radiohead ma mi diverte da morire cantare a squarciagola per le vie del centro insieme alla mia amica Danila le canzoni di Tiziano Ferro.
Wenders mi ha cambiato la vita ma Sapore di mare 1 e 2 li rivedo tutte le volte che li mandano in televisione e se li proiettassero al cinema ci andrei (mi elettrizza sia la storia di Marina Suma con Jerry Calà che quella di Isabella Ferrari con Massimo Ciavarro per non parlare del fatto che quest’ultimo proprio in questo film si innamora nella realtà di Eleonora Giorgi).
Andrea Pazienza, Hugo Pratt e Guido Crepax ,per tutta la vita ,ma non posso rinunciare ai miei pornomanga giapponesi, a Julia e al mio antieroe John Doe. Oppure vogliamo parlare di Persepolis o della puntata di Lady Oscar quando André gli strappa la camicetta e ancora di Abel quando riscalda Georgie con il calore del suo corpo.
E poi chi cazzo lo ha detto che le droghe leggere sì e quelle pesanti no? Forse chi non ha mai provato la metanfetamina MDMA! Chiaramente con moderazione… E comunque ribadisco l’alcool è la via al Socialismo reale.
Insomma sono caduta nel tranello del “ma anche”. Non è che per caso invece di essere femminista sono del Pd?!?!?!
Vi prego ditemi di no.

Resistere sempre. Combattere ancora.


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Resistenza è quell'impulso morale che ci sta dentro.


Come darle torto?

“Ci sono società che coprono le donne interamente e altre che le denudano. In entrambi i casi le si aliena dalla loro soggettività e non le si rispetta come esseri umani. Per quanto mi riguarda sono contraria a qualunque legge imponga o proibisca di portare il velo.” Marjane Satrapi

Il Pedro pensiero.

Uno sguardo sghembo sulla società oltre le convenzioni, oltre i generi e gli schemi dati, è questo il cinema di Almodovar.Nessuno come lui sa trasformare e mettere d'accordo il grottesco, il kitsch, il melodramma e la commedia in sferzanti spaccati di vita.

Odia le etichette e le formule soprattutto quella dell’autore di gay movies che considera limitativa e sessista. E’ stato definito il Fassbinder spagnolo e lui stesso afferma: “come il povero Fassbinder, i miei film raccontano soprattutto storie di donne, perché le donne, almeno in Spagna, sono più interessanti, più vitali, più libere e con meno pregiudizi. Il mondo oggi è loro, ed è per questo che la società maschile cerca sempre di reprimerle, di accantonarle". Gineceo bizzarro quello almodovariano.
Le sue donne sono forti e volitive sempre pronte a solidarizzare tra loro sono sull’orlo di una crisi di nervi ma si mantengono perfettamente in equilibrio. Sono madri, attrici, suore di strada, lesbiche, infermiere, prostitute che si ammalano di aids o vanno in pensione. In “Tutto su mia madre” e ancor più in “Volver” si celebra il trionfo del matriarcato. Figura fondamentale quella materna per il regista, quando ne parla teorizza:
«Il rapporto con una madre non ha bisogno di parole, è racchiuso in un gesto». È lei, sottolinea il regista, che gli ha insegnato a «colorare la realtà» proprio perché a tre anni l’avevano già obbligata a portare il lutto. È lei che gli ha insegnato ad annaffiare i fiori anche se sono di plastica, a credere nelle storie dei fotoromanzi come se fossero vere, a dialogare con i ramarri e con le lucertole, ad ascoltare «l’unica musica del cuore che esista, e cioè bolero». Figlio della Spagna post franchista quando parla di famiglia non conosce mezze misure: «Ho pensato tante volte di cercare la ragazza giusta e avere con lei un figlio biologico. Il punto è che io desidero avere un figlio, ma non una famiglia, strumento primario di repressione. Nessuno può ricattarti così bene, così brutalmente, così crudelmente e dolorosamente come la famiglia. La famiglia controlla le tue viscere». E a rafforzare quanto afferma ci regala un ricordo intimo, si tratta ancora di sua madre:
"in ginocchio davanti a mio padre per lavargli i piedi in una catinella, con pazienza e cura. E' un'immagine che sin da bambino mi ha fatto pensare alla coppia, al matrimonio, come a una ingiustizia e una sopraffazione. Mia madre vive tuttora dove io sono nato, la Mancha, quella di Don Chisciotte, da cui sono fuggito e dove tuttora regna il più violento maschilismo anche tra i giovani. I miei ricordi infantili sono tutti legati alle donne, al loro sussurrare, e sostenersi, e aiutarsi, e nascondere tutto ciò che avrebbe suscitato la facile ira maschile, messo a repentaglio la famiglia. A me un mondo di donne in cui gli uomini con il loro potere e la loro violenza stanno sullo sfondo, sembra il migliore possibile, quello che ha più probabilità di assicurarci un futuro".
Dimenticavo combatte con le diete e soffre vertigini.

Agonia


foto da flickr.com

Girerò per le strade finchè non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero:soltanto mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo accompagna il mattino.

Sono lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno:domani uscirò per le strade
ne ricordo ogni sasso e le strisce di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
a specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni:
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuno uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò di esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino
uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese

Erezioni politiche 2008.

E così abbiamo una candidata premier Donna. Lei, mascella volitiva e tacchi a spillo "crede" nella chirurgia plastica e nel "futuro che non futa"(grande Cortellesi). Il consenso delle donne è sempre un bel bottino e la nostra Presidentessa ci prova ad indossare i panni della femminista. Purtroppo è di destra e risulta difficile far quadrare fascismo e femminismo. Dice che piace alle donne perché è un uomo (??). . impossibile. Risultato grottesco. Accusa i colonnelli di Fini di spregevole effeminatezza e dichiara che ci vogliono i tacchi a spillo per camminare erette sugli “attributi di velluto” dei camerati. Forse le sue erezioni risulteranno accattivanti per donne bisognose di un capo D come destra e D come donna? Probabilmente susciteranno solo voyeurismo da parte di U come uomini. Presenta il suo libro “Le Donne violate”, si erge a paladina delle musulmane maltrattate, quelle immigrate spesso clandestine, le stesse che ad ogni comizio ripete maschia: “bisogna cacciare a pedate nel sedere”. Esternazioni che provocano nausea perché taroccate come i suoi manifesti elettorali. Il celodurismo di coloritura è finito da un pezzo, ma nell’aria aleggia un puzzo patriarcal-fascista, dove non occorrono le parole a definire gli organi e per capire che comunque quelli suggeriscono linguaggi, programmi e filosofia, chiunque sia il portavoce con il gessato, il talare, la testa rasata o il reggicalze.

Diritto di parola

Ma lasciatelo parlare Giulianone, deve poter esprimersi. Va difeso sino alla morte il suo diritto di parola. E che sarà mai. Dice cose soavi tipo: «Sulle cliniche abortiste andrebbe scritto: ‘Abort macht frei´. Così come ad Auschwitz c´era scritto: ‘Arbeit macht frei´». Sino alla morte va difeso!

D’altronde e il papa in persona ad appoggiarlo: «i feti non sono rifiuti ospedalieri ma bambini a cui dare nome e cristiana sepoltura, già così si dimezzerebbero gli aborti». Parole sante. Ne ha anche per i cinefili: “Delitto perfetto”.
E provocazioni stuzzicanti: "Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter" riferendosi al caso di Napoli “siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle - ha aggiunto - farò le analisi e pubblicherò le foto". E tutte li ad aspettare ste foto, a immaginare ste palline piccine piccine sotto la massa strabordante della sua ciccia rassicurante che diciamocelo, tra noi si può dire, ci piacciono le maniglie dell’amore, se poi uno ha i comodini meglio ancora no!?
Niente, devono contestare loro, invece di stare sottomesse e silenziose!
Pomodori, uova e fischi contro lo spettro dei ferri da mammana sul tavolo da cucina.
Era questo che accadeva ai tempi della criminalizzazione, quando per il nostro codice l´aborto era ancora un delitto ‘contro l´integrità e la sanità della stirpe´ e di clandestinità si moriva.