SACRIFICI UMANI ALL’ALTARE DI RATZINGHER


Beppino Englaro, un uomo un padre che da 17 anni si spende per il diritto all'autodeterminazione di sua figlia. Siamo con te.

da femminismo a sud:

--->Sabato 7 febbraio iniziative in molte città d'italia: Firenze ore 12.00 e poi anche ore 18.00 davanti alla Prefettura in Via Cavour 1 (due diversi presìdi); Palermo ore 17.00 davanti alla Prefettura in Via Cavour n.6; Roma ore 17.00 davanti Palazzo Chigi; Bologna, 17.30 piazza nettuno; Torino ore 11.00 piazza castello davanti la prefettura; Milano ore 15.00 davanti al tribunale e ore 17.00 piazza san babila; Mestre ore 11.00 davanti al municipio; Sassari 10.30 sotto i portici di piazza castello; Genova ore 10.30 davanti alla prefettura; Napoli ore 12.00 davanti alla prefettura in piazza plebiscito; Mantova alle ore 10.30 in via principe amedeo davanti alla prefettura; Milano 8 febbraio ore 13.00 davanti arcivescovado piazza fontana; Torino 8 febbraio ore 19.00 via santa giulia 64 serata No Vat; Firenze 7 e 8 febbraio due giornate per discutere di laicità - QUI tutte le informazioni e sempre a Firenze 7 febbraio alle 15.00 in piazza della costituzione ci sarà un presidio antifascista; Pisa 10 febbraio ore 17.30 largo ciro menotti, laicità contro decreto; [Se ci sono altre iniziative ditelo tra i commenti che aggiungiamo]

Da Il paese delle Donne on line


Presidio delle donne davanti al Campidoglio

Un centinaio di donne hanno manifestato contro «l'ipocrisia delle istituzioni»
Ieri era prevista una seduta straordinaria del Consiglio Comunale per discutere una serie di provvedimenti speciali per la sicurezza delle donne. I coordinamenti di femministe e lesbiche hanno per questo motivo indetto un presidio. «Le istituzioni e i media ancora una volta - hanno detto le manifestanti - non hanno alcun ritegno nell'usare le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l'attenzione dal fatto che la violenza contro le donne da sempre la compiono uomini - di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano»
---->>continua
- SPECIALE. Magdalena la storia dimenticata

La violenza contro le donne non dipende dal passaporto la fanno gli uomini

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA leribellule
Invitiamo tutte a partecipare a un presidio contro la violenza maschile sulle donne,
giovedì 29 gennaio - ore 16

Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di provvedimenti speciali per la "sicurezza" delle donne.Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell'usarele donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distoglierel'attenzione dal fatto che la violenza contro le donne la compiono sempre uomini - di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano. Al fatto che le donne in Italia subiscono violenze o vengono uccise da familiari, ex o conoscenti nel 90% dei casi (dai Istat), la politica e leistituzioni non hanno mai risposto con alcun 'consiglio straordinario', perché vorrebbe dire ammettere che c'è un intero sistema sociale edeconomico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la'cultura' dello stupro.
LE DONNE INSIEME POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,
POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI
L'Assemblea romana di femministe e lesbiche
sommosse_roma@autistici.org*

Un mese tremendo

Tra lo stupro di capodanno, quello di Via Andersen a Roma e quello di Guidonia, a l’Aquila un gruppo di ragazzi hanno tentato di violentare una compagna di classe a scuola, a Palermo un padre per almeno due anni ha violentato la figlia dodicenne, in altre parti dello stivale, un uomo di 28 anni ha violentato le nipoti, un marito ha preavvisato la moglie con un sms che andava ad ammazzarla, e così ha fatto, un altro di 94 anni ha ammazzato la moglie con il soffietto del camino e un altro ancora l’ha ammazzata con un ciocco di legno.
Un biglietto da visita di inizio d’anno
scritto col sangue delle donne.

Per FABER

Per Gaza.



Se Hamas non esistesse Chiariamo una cosa definitivamente. Se la degradazione e la mutilazione all'ingrosso di Gaza continuerà; se la volontà di Israele è all'unisono con quella degli Stati Uniti; se...

Ho le mie cose!

LE MESTRUAZIONI IN MUSICA
What a drag/ to be on the rag” (“Che scocciatura/ avere le mestruazioni”) cantavano le Lunachicks in “Plugg” (dall’album “Binge And Purge” del 1992).E come dar loro torto? Anche se per qualche donna il ciclo mestruale merita di essere celebrato quale icona di femminilità e potere, la realtà è che le mestruazioni sono soprattutto una faccenda fastidiosa, costosa e spesso dolorosa. Come se questo non bastasse, e nonostante il ciclo sia un avvenimento naturale, da sempre è circondato da un alone di silenzio, imbarazzo, e pregiudizi, terreno fertile per la nascita di assurde leggende e divieti. Non si parla delle mestruazioni. Se proprio si deve, non si chiamano con il loro nome, ma con i mille appellativi fantasiosi inventati apposta (“le mie cose”, “il marchese” etc.). Anche nella società moderna, l’argomento è ancora tabù. Ad esempio, nelle pubblicità di assorbenti e tamponi il sangue mestruale è di colore blu e non rosso.Del mestruo ne parlano invece spesso le fanzine riot grrrl o punk-femministe, dai primi anni ’90 ad oggi, accanto ad altri argomenti che riguardano il corpo femminile, come i disordini alimentari, lo stupro, l’aborto: dall’americana “Hag Rag” di Tanya, che produce anche assorbenti riciclabili in tessuti fantasia (vedi il sito web: http://www.hagrag.bigstep.com), alle italiane “Whoooyeah” di Reic (nel numero sei: fumetto “Lose the tampon”, articolo sulla presunta pericolosità degli assorbenti interni e sui metodi alternativi) e “Sisters’ zine” di Consuelo (con il numero sei in omaggio un O.B.!).Ai Ladyfest, inoltre, i banchetti che vendono alternative ai tamponi accanto a dischi punk e fanzine non sono una vista rara. Durante alcuni di questi festival si svolgono addirittura dei workshop sulla “Radical Menstruation”, in cui si discute sull’industria degli assorbenti, considerati dannosi per la salute e per l’ambiente, s’impara a confezionare da sole la propria “protezione femminile” e a ridurre i crampi e i dolori del ciclo.
Parecchie sono le band femminili che si sono ispirate al ciclo mestruale per il loro nome o per le loro canzoni. Tra le prime, citiamo innanzi tutto le Period Pains (dolori mestruali), un gruppo di teenager inglesi attive nella seconda metà degli anni ’90. Suonavano un punk adolescenziale con testi insolenti, e una loro canzone s’intitolava proprio “Period Pains”. Le hard-rocker (sempre inglesi) Tampasm (tra tampax e orgasm?). E le australiane Menstruation Sisters, amiche dei Sonic Youth. Si ha inoltre notizia di almeno un paio di band chiamate PMS. Una di queste era formata da donne afro-americane, note negli USA grazie al loro pezzo “Man With The Power”, tratto da una compilation per la Black Rock Coalition.Quando si parla di tampax e punk-rock è impossibile non citare le L7, passate alla storia anche per il lancio di un tampone usato al pubblico durante un festival rock inglese in cui venivano fischiate. Pare che fossero solite lanciare assorbenti anche ai loro roadies quando questi le insultavano…
Tra le canzoni che affrontano l’argomento mestruazioni, una delle più toccanti è “My Red Self” (dalla compilation “Kill Rock Stars”, 1991) delle riot grrrl Heavens To Betsy (il gruppo di Corin Tucker prima delle Sleater-Kinney). “Qual è il colore/ il colore della vergogna/ è rosso sangue” canta Corin, rifiutando di nascondersi e di trattare la materia con imbarazzo. Per finire con: “Sono queste le mestruazioni/ troppo strane/ perché tu possa capire/ allora mi fai nascondere/ la verità da te/ mi fai nascondere/ la me stessa rossa da te”. Un pezzo molto personale ed insieme molto “politico”.Allison (Bratmobile, Cold Cold Hearts) aggiunge: “Le Cold Cold Hearts avevano una canzone intitolata “5 Signs: Scorpio” (dall’album “Cold Cold Hearts”, 1997) in cui cantavo qualcosa come “tampone sanguinante, mangialo idiota! Ebbene sì, ho davvero le mestruazioni!”. Parlava di tirare i tamponi addosso ai ragazzi che mi fanno incazzare.”The Haggard, un duo hardcore/ femminista/ queer da Portland, Oregon, sono più “politicizzate”. Nel loro album di debutto “A Bike City Called Greasy” (2000) c’è un pezzo (“Tampons”) in cui le due ci dicono di stare in guardia da chi fa affari sul corpo delle donne: “Corsie e corsie di scatole graziose per renderci senza odore, senza peli, insapori, farci proprio come ci vogliono loro, ma i loro prodotti ci uccideranno”. Affermano anche che i tamponi sono costosi e potenzialmente pericolosi, e consigliano come alternativa la spugna marina.Kevin Blechdom sceglie l’approccio ironico, e in “Binaca” (dall’album “Bitches Without Britches”, 2003) intona allegra: “Da quando mi sono venute le mestruazioni/ non devo più comprare mutandine rosse”.La star dell’hip-hop/ soul Mary J. Blige in “PMS” (dall’album “No More Drama”, 2001) si lamenta invece dei disturbi fisici ed emotivi che deve soffrire durante il periodo mestruale: “Questa è la parte peggiore di tutto/ la parte peggiore dell’essere una donna è PMS/ dammi una tregua, dammi una tregua/ perché non voglio dover aggredire questa sera”.La cantautrice soul ed attrice Cree Summer in “Miss Moon” (da “Street Faerie”, 1999) è altrettanto esplicita: “Il mio sangue è arrivato oggi/ sono gonfia e matura/ non voglio che nessuno/ mi dica cosa è giusto”.Laurie Anderson in “Beautiful Red Dress” (dall’album “Strange Angels”) è più vaga, parla di “alta marea” e di un “bel vestito rosso”.Infine, le già citate Lunachicks, che di canzoni dedicate alle mestruazioni ne hanno scritte addirittura due: “Plugg”, appunto, e “*@#%!+*” (conosciuta anche come “PMS”, dall’album “Pretty Ugly”, 1997). Abbiamo rivolto qualche domanda alla cantante ed autrice dei testi, Theo Kogan.
Puoi parlarci di queste canzoni?“Plugg” parla di quando ti vengono le mestruazioni, e della rabbia, il dolore e la frustrazione che creano – in modo ironico naturalmente. Siamo donne, perché non dovremmo scrivere delle cose che viviamo? Il ciclo mensile è una grossa parte della nostra vita. E “@#!%!!” parla della sindrome premestruale, di quanto può essere tempestosa, dolorosa e nauseante – anche questa canzone è spiritosa. Se non possiamo ridere di noi stesse, cosa possiamo fare?Credi che parlare di mestruazioni sia ancora un tabù?Sì, è certamente ancora un tabù. Se mostrassero un tampone insanguinato in un gabinetto per televisione la gente ne sarebbe spaventata! È buffo quanto sciocche siano le pubblicità. Qui ci sono questi tamponi che hanno applicatori di plastica “perlati” (che si presume esserne l’attrazione). È ridicolo. E il cotone non sbiancato e totalmente naturale? Non ci sono pubblicità per quello…Io scelgo di parlarne abbastanza apertamente, anche con i miei amici uomini. Dico loro che mi sento di merda perché ho le mestruazioni o che ho i crampi.Credi che gli uomini ne siano imbarazzati?Alcuni sì, non le capiscono quindi ne sono disgustati o spaventati, ma altri sono più comprensivi, specialmente se hanno avuto lunghe relazioni con donne.Nella tua cultura, che nomi si usano per indicare il mestruo?“Aunt flow” (zia flusso), “big red” (grande rosso), e quella vecchia è “the curse” (la maledizione).Che cosa fai per combattere i dolori mestruali?Advil. I thermal pack che arrivano dal Giappone, ma che ora si trovano anche qui negli USA, nei drugstore. Rimangono caldi per 8-12 ore e puoi fissarli ai vestiti. Inoltre, massaggi, agopuntura, erbe, camomilla e balsamo di tigre sulla pancia.
Articolo di Jessica Dainese per Alias.

Diventa anche tu un riciclatore di morale pubblica

AMA/trix
L'AMA - l'Azienda Morale Ambientale - presenta il suo TRIX per la
Raccolta, Trasporto, Trattamento, Riciclaggio e Smaltimento Rifiuti umani differenziati

MANIFESTAZIONE CONTRO IL DDL CARFAGNA SULLA PROSTITUZIONE

SABATO 13 DICEMBRE A ROMA
Dalla presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente «deboli» (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi.La «sicurezza» sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più «deboli», i «diversi» e gli «stranieri», nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica. Sulla paura e sull’insicurezza si sono costruite campagne che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo della ricetta più semplice, quella di nascondere. Esattamente quello che si sta tentando di fare con la prostituzione: renderla invisibile. Ma in questo modo non si tutelano i diritti di nessuno. In questo modo si riducono i diritti di tutti:il ddl Carfagna sulla prostituzione non tiene assolutamente in considerazione l’esperienza di tutte quelle persone (trans, donne, uomini) che hanno scelto liberamente di vendere prestazioni sessuali, né risponde ai bisogni delle persone che esercitano la prostituzione per vivere o sopravvivere. Le emargina soltanto, senza neppure offrire una alternativa;inoltre, contrariamente a quanto afferma il Governo, il ddl aggrava la condizione di chi è sfruttato ed è vittima della tratta di esseri umani, fenomeno molto frequente, che riguarda moltissime persone straniere che si prostituiscono in strada, spingendo le persone nel sommerso di appartamenti e locali, rendendole irraggiungibili e completamente sotto il controllo degli sfruttatori;infine, il disegno di legge non renderà i cittadini più sicuri, poiché la sicurezza si costruisce innanzitutto creando condizioni di benessere diffuso, di convivenza pacifica, di rispetto, di pari opportunità, di diritti per tutti e non spingendo al chiuso e nei ghetti fenomeni sociali e persone che fanno parte della nostra società.
Questo ddl attacca i principi di libertà garantiti dalla Costituzione, priva di diritti le persone che esercitano la prostituzione, minaccia seriamente la loro salute e la loro sicurezza, non tutela l'incolumità delle vittime di sfruttamento, non permette di portare avanti i servizi che da anni operano attività di riduzione del danno e di prevenzione sanitaria che da sempre garantiscono il diritto alla salute dell’intera comunità (contatto, informazione, sensibilizzazione ed accompagnamento che svolgono gli operatori sociali direttamente in strada con le persone che si prostituiscono). Questo ddl rischia inoltre di depotenziare il sistema di tutela e assistenza delle vittime di grave sfruttamento e tratta di persone, che pure rappresenta un punto di eccellenza dell’Italia nel panorama internazionale: le vittime non avranno più accesso ai programmi di aiuto poiché non potranno essere più contattate dalle unità di strada, ed anche per le forze dell’ordine il contatto sarà più difficile.Ci opponiamo al ddl perché crediamo che le persone debbano essere:
LIBERE DALLA VIOLENZAa cui vuole condannare il ddl Carfagna costringendo le persone ad esercitare la prostituzione al chiuso, dove è più difficile difendersi dalla violenza e dove aumenta la precarietà. Il ddl non considera il fatto che chi si prostituisce non commette reati contro terzi ma spesso li subisce (violenze, stupri, rapine, sfruttamento, riduzione in schiavitù); non considera inoltre che violenza, sfruttamento, riduzione in schiavitù già sono presenti in una parte della prostituzione al chiuso esercitata negli appartamenti o tramite i locali notturni.Il ddl inoltre, in evidente violazione degli obblighi costituzionali ed internazionali assunti dallo Stato italiano relativamente alla protezione dei minori, prevede il rimpatrio forzato delle persone minorenni non italiane che si prostituiscono, costringendole a tornare nei luoghi dai quali sono fuggite. Questo significa molto spesso immettere una seconda volta le vittime nel circuito dello sfruttamento e in una condizione di vulnerabilità ancora maggiore.
LIBERE DI POTER ACCEDERE E DI USUFRUIRE DI SERVIZI E OPPORTUNITA’ mentre invece il ddl Carfagna - con il suo estremismo securitario e la sua impostazione esclusivamente repressiva - toglie ogni prospettiva futura per chiunque voglia abbandonare la prostituzione. Le persone trafficate vedranno ridotte drasticamente le loro possibilità di accedere ai programmi di assistenza e protezione sociale in quanto sempre più irraggiungibili dagli operatori sociali ma anche dalle forze dell’ordine, che verranno viste come nemiche anziché come un punto di riferimento. A chi esercita la prostituzione per mancanza di alternative e a causa della discriminazione (si pensi alle transessuali), non viene offerta alcuna alternativa, nessuna misura di supporto all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo.
LIBERE DI SCEGLIEREmentre il ddl Carfagna non tiene in considerazione il fatto che la prostituzione possa essere una scelta, né garantisce aiuto alle vittime di tratta e sfruttamento, né offre alternative a chi vorrebbe abbandonare l’attività prostitutiva ma ha bisogno di un sostegno.
LIBERE DAL PREGIUDIZIOmentre il ddl, criminalizzando la prostituzione, aumenta lo stigma e il pregiudizio verso chi la pratica, esponendo le persone a violenze, persecuzioni, discriminazioni e maggior emarginazione.
LIBERE DI AGIREmentre il ddl, per salvaguardare il «pubblico pudore», impone norme di comportamento a tutte e tutti. In questo modo si limita la libertà, l’autodeterminazione e si ledono i diritti.
Per tutti questi motivi stiamo promuovendo un evento pubblico a Roma per il 13 dicembre 2008 e ci auguriamo di poter contare sulla più ampia partecipazione. Un evento che veda insieme le persone che si prostituiscono, gli operatori sociali, la cittadinanza, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Una manifestazione per i Diritti e per la Libertà di Scegliere.
Per aderire all’iniziativa nella qualità di enti sostenitori, siete pregati di scrivere alla seguente mail: adesione13dicembre@gmail.com Le adesioni possono venire sia da enti che da singoli.Una prima tornata di adesioni verrà chiusa il 27 novembre, per iniziare a pubblicizzare l’iniziativa.



BERLUSCONI : "Settantamila prostitute inquinano le strade"

Ha detto proprio così: inquinano. Ieri Silvio Berlusconi era a Teramo, impegnato in un comizio della campagna elettorale per le regionali. A un certo punto ha spiegato al suo uditorio che «in Italia ci sono 70mila prostitute che inquinano le nostre strade». Un problema perché «sono uno spettacolo non edificante per i nostri ragazzi» e certo anche perché «spesso vengono poste sotto schiavitù». Il presidente del Consiglio ha detto di sapere bene che queste donne molto spesso «vengono messe in un appartamento, violentate, viene tolto loro il passaporto e vengono messe sulle strade e minacciate di morte». Ma è interessato soprattutto all'aspetto estetico, alle strade «inquinate». Per questo, ha detto, avrebbe voluto procedere per decreto ma in qualche modo gli è stato impedito e adesso c'è un disegno di legge che vieta la prostituzione in strade e che la ministra per le pari opportunità Mara Carfagna ieri è andata a spiegare in un convegno a Salerno. «Noi vogliamo contrastare la prostituzione, non legalizzarla», ha detto la ministra, spiegando che il divieto sarà previsto per «la prostituzione in strada e nei luoghi aperti al pubblico».
Articolo da "Il Manifesto" del 23 novembre 2008

Le donne per le donne.


Lo striscione alla testa del corteo recita “Indecorose e libere”.
“Donna prima che figlia, donna prima che moglie, donne prima che madre, donna prima che sia tardi”: uno dei cartelli portati dalle tante ragazze che animano il corteo contro la violenza sulle donne, a Roma. “Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fora li denti” è invece il ritornello della canzone più trasmessa.
Un centro anti-violenza espone invece uno striscione con la scritta “La violenza sulle donne ha molte facce”, e le facce sono quelle dei ministri Brunetta, La Russa, Gelmini, Carfagna, Tremonti, Calderoli; del premier Berlusconi e di papa Ratzinger.
--->la rassegna stampa

Le femministe «smascherano» un falso obiettore


di Olivia Fiorilli

«Di fronte agli attacchi sempre più pesanti all’autodeterminazione delle donne non si può più rispondere semplicemente invocando la difesa della 194. Per riaffermare con efficacia il nostro diritto di autodeterminazione dovremmo ripartire dal nodo dell’obiezione di coscienza. […] Crediamo sia arrivato il momento non solo di rivendicare dei diritti ma anche di praticarli. ‘Obiettiamo gli obiettori’ significa che esercitiamo il diritto di scegliere da chi farci curare, pretendendo un rapporto di fiducia, trasparenza e assunzione di responsabilità con la persona a cui affidiamo la nostra salute». Questo l’appello lanciato quasi un anno fa dal collettivo femminista Maistat@zitt@, che proponeva una campagna nazionale contro l’obiezione di coscienza da realizzare attraverso la raccolta dei nominativi dei medici obiettori e il boicottaggio dei reparti e degli ospedali nei quali questa viene più praticata. Molti gruppi in tutta Italia hanno aderito alla campagna. A Bologna sono state denunciate pubblicamente alcune farmacie che non vendono la pillola del giorno dopo, a Milano è stata fatta un’inchiesta negli ospedali cittadini. Reti contro l’obiezione di coscienza si sono formate anche a Palermo e Treviso. Alla campagna ha aderito anche un gruppo di femministe dei Castelli, che ha raccolto i nomi dei medici obiettori di coscienza della asl RmH. Durante uno dei volantinaggi negli ospedali della asl [Marino, Velletri, Genzano], una donna ha segnalato loro che uno dei medici obiettori segnalati pratica aborti privatamente, cosa vietata dalla legge 194. Il gruppo ha deciso di verificare l’informazione per denunciare pubblicamente il medico. Una militante del gruppo si è finta incinta, «riciclando» il certificato della sua ultima gravidanza, e si è recata presso lo studio privato, a Cecchina [Albano], per chiedere di ricorrere all’interruzione di gravidanza privatamente. Il ginecologo non ha mosso alcuna obiezione, ha anzi proposto alla donna – munita di mp3 per registrare la conversazione – un aborto nel suo studio privato al prezzo di 500 euro, oppure – in caso il feto fosse troppo grande – un aborto presso un’altra clinica per un prezzo oscillante tra i 1000 e i 2000 euro. «A quel punto quelle di noi che aspettavano fuori sono entrate nello studio per chiedere conto al medico, che è stato molto arrogante – racconta una delle femministe che hanno partecipato all’azione – abbiamo appeso uno striscione fuori dallo studio per denunciare pubblicamente l’attività di questo medico». A breve, contro l’uomo, sarà sporta anche una denuncia penale, nel frattempo le femministe hanno allertato la asl Rmh dalla quale dipende il medico – che nell’ospedale di Genzano, dove lavora, si proclama obiettore di coscienza. «Nella asl Rmh che comprende i 4 ospedali dei Castelli il 90 per cento dei medici sono obiettori – raccontano ancora le femministe – Abbiamo quindi fondati motivi per credere che questo non sia l’unico medico che pratica aborti nel privato a caro prezzo. Si tratta di una delle tante forme di violenza contro le donne».Manca poco più di una settimana alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne [Roma, 22 novembre]. Come lo scorso anno, il Sommovimento femminista e lesbico scende in piazza contro le molteplici forme della violenza. Non solo quella fisica e sessuale, ma anche quella economica. E la violenza di chi nega alle donne la possibilità di decidere del proprio corpo. «La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio», si legge nell’appello di indizione della manifestazione.
---->da carta.org

A Tropea il lancio della Campagna “Uscire dalla violenza si può”

Il prossimo 22 novembre, alle ore 11.00, presso la sala convegni del Museo Diocesano di Tropea, si svolgerà la Conferenza Stampa all’interno della quale verrà presentata la Campagna di sensibilizzazione “Uscire dalla violenza si può” creata in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
La Campagna rappresenta una presa di posizione chiara e decisa contro tutte le forme di violenza ai danni delle donne, con particolare riguardo alla violenza domestica e prevede la diffusione di semplici ma incisive pubblicazioni contenenti informazioni utili, appositamente create e rivolte a donne italiane ed immigrate che vivono situazioni di violenza.
La Campagna è sostenuta dalla Consigliera di Parità della Provincia di Vibo Valentia e da numerosi Comuni ed Associazioni della provincia di Vibo Valentia che verranno elencati nel corso della conferenza stampa.
Nel corso della Conferenza stampa verrà proiettato un’intervista video concessa all’Associazione Attivamente coinvolte dalla trasmissione di Rai Tre Amore Criminale la cui regista, nei prossimi giorni darà conferma della sua presenza a sostegno della Campagna e dell’Associazione Attivamente Coinvolte.
Nel corso della conferenza stampa verrà presentata l’Associazione “Attivamente Coinvolte” Onlus, Associazione ideatrice della Campagna di sensibilizzazione.
L’Associazione che si propone di creare un ponte tra le donne della provincia di Vibo Valentia e la rete dei centri antiviolenza italiani ha quali madrine il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza ed i Centri Antiviolenza di Roma gestiti dall’Associazione Differenza Donna Ong.
da Deltanews

Genealogia dell'aborto

di Ida Dominijanni


In attesa di veder svanire - speriamo - l'incubo Sarah Palin, inedita figura di parassita antifemminista della rivoluzione femminista che pretenderebbe con una mossa sola di legittimare un mito neo-tradizionalista della madre e di delegittimare la libertà di scelta femminile sull'aborto, diamo uno sguardo a un agile e prezioso libro di cecilia D'Elia appena uscito per Ediesse, che sotto il titolo «L'aborto e la responsabilità» ricostruisce quattro decenni di dibattito pubblico sull'aborto nel nostro paese. Cecilia D'Elia, attualmente vicepresidente e assessora alla cultura della Provincia di Roma, è una femminista di seconda generazione, formatasi politicamente e intellettualmente negli anni Ottanta, che ha sempre praticato una relazione genealogica forte e dichiarata con «le madri» degli anni settanta. Ed è questa relazione che a mio avviso struttura il suo libro, che infatti si segnala - fra i molti che sull'aborto continuano ad uscire come se il tema lo portasse ogni volta la cicogna, il presidente del consiglio di turno o «il Foglio» - per il fatto di restituirgli invece la sua origine vera. Che è un'origine radicata nella presa di coscienza femminista degli anni Settanta. Un'origine che tanto ne condiziona i successivi sviluppi, quanto dai successivi sviluppi viene continuamente rimossa. Cecilia - che le lettrici del «manifesto» conoscono per i suoi interventi sul giornale in materia di procreazione - lo dichiara con chiarezza: «Il libro nasce dal desiderio di non perdere un patrimonio che donne di generazioni diverse hanno prodotto e che rischia di essere offuscato dal discorso pubblico. Sulla grande stampa, salvo rare eccezioni, si discute di aborto come se le donne non ci fossero e come se non avessero detto nulla di significativo. Si pontifica di morale non dando nessun valore alla parola femminile, come se fosse irrilevante 'chi' abortisce». L'abbiamo visto bene, l'ultima volta, pochi mesi fa, durante la campagna teo-cons per la moratoria sull'aborto e per la revisione delle norme sull'aborto terapeutico. Ma lo vediamo bene anche tutte le volte che, da sinistra, la questione aborto viene declinata solo nei termini riduttivi della laicità dello stato e della difesa di un diritto. Perciò, come scrive D'Elia, «ritornare all'origine può aiutarci a a uscire da una rappresentazione non veritiera del dibattito in corso, schiacciato sull'imperativo della difesa della vita, e può mostrarci gli elementi di debolezza di una risposta a favore della scelta delle donne tutta giocata sulla laicità, sulla grammatica dei diritti e sul rischio di un ritorno alla triste realtà dell'aborto clandestino».All'origine, infatti, ben altra fu, nella presa di parola femminile, la complessità e la ricchezza del discorso. Sintomo di uno scacco nel vissuto della sessualità e della relazione con l'altro, l'aborto era solo un capitolo di una più vasta materia che comprendeva la distinzione fra sessualità e maternità, l'analisi del desiderio di essere o di non essere madre, il cambiamento del rapporto con gli uomini, l'elaborazione di un linguaggio autonomo delle donne su se stesse e sull'altro. Tutt'altro campo discorsivo rispetto a quello consentito dal fronte politico «progressista» dell'epoca, che in casa radicale e socialista si limitava a parlare di un diritto civile, e in casa catto-comunista, peggio ancora, di una «piaga sociale» da combattere a suon di asili nido e servizi sociali. Attraverso l'analisi dei testi del femminismo radicale (e dei cambiamenti intervenuti nelle organizzazioni femminili più tradizionali come l'Udi che radicali non erano), Cecilia ricostruisce il discorso femminista in tutte le sue eccedenze dal discorso politico e da quello giuridico. Rilegge il dibattito parlamentare sulla 194 e il carattere compromissorio di quella legge, oggi diventata una trincea difensiva ma allora oggetto di critiche asperrime nel movimento. E passando ai decenni successivi, segue le pieghe successive che il discorso pubblico ha preso, prima, negli anni 80, con il tentativo di rimettere la legge e la parola del padre di tarverso alla coppia madre-concepito, poi, negli anni novanta, con il tentativo di contrapporre il diritto del feto a quello della madre, e infine, nel decennio ancora in corso, con il tentativo di eclissare la figura materna riducendola a un utero-contenitore sottoposto alla norma del diritto e della scienza. Tentativi non riusciti, o riusciti solo in parte. Ma che mostrano dell'aborto, di volta in volta, più il lato sintomatico delle nevrosi sociali che quello di un'esperienza umana femminile da far parlare e sapere ascoltare.

TRE DONNE ELOGIANO LA LIBERTÀ DI PROSTITUIRSI

"..Il fatto che una donna possa scegliere di sua volontà questo mestiere sembra, in entrambi i casi, inaccettabile ai suoi avversari: gli uni ritengono che si tratti di un delitto, le altre pensano che una donna non acconsentirebbe mai liberamente a un rapporto sessuale senza desiderio né amore. Queste due idee della prostituzione sono in realtà due versanti del medesimo postulato, quello che fa del sesso un´attività umana a parte, pericolosa e al tempo stesso sacra, di cui gli individui - e più specificamente le donne - non disporrebbero a piacer loro." (Io voglio vendermi)
Copyright «Le Monde» Marcela Iacub è giurista e ricercatrice al Cnrs Catherine Millet è direttore di «Art press» e scrittrice Catherine Robbe-Grillet è scrittrice

Corteo di donne autorganizzato. ROMA, 22 NOVEMBRE 2008

P.zza della Repubblica, ore 14.00
INDECOROSE E LIBERE! La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanentedelle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte dellenostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostridiritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio. Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, daparte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie erepressive e torneremo in piazza anche quest’anno perché i governicambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano.In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sonoaumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presuntoaborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che voglionoimporre modelli di comportamento normalizzati in nome del “decoro” edella “dignità” impedendoci di scegliere liberamente come condurre lenostre vite. La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale chestiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero emilitarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salutee indipendenza. Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i. Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia. L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola edell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri “rispettabili” rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani ebambini. Non pagheremo noi la vostra crisi!


SABATO 22 NOVEMBRE SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA PER RIBADIRE con la stessa forza, radicalità e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO E AFFERMARE CHE al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!
Al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!
Ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere incittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!
Sommosse – Rete Nazionale di femministe e lesbicheper adesioni: sommosse_roma@inventati.org

Roma pride 2008: il Vaticano occupa l'Italia facciamo Breccia occupa il Vaticano

Comunicato del coordinamento "facciamo breccia"

Si è svolto il 7 giugno a Roma il Pride a cui hanno partecipato oltre 200.000 persone. Alla manifestazione era stata negata Piazza San Giovanni, storica piazza dei movimenti, con la scusa che all'interno della chiesa doveva esibirsi un coro di preti cattolici. Una decisione istituzionale che ha confermato la volontà di negare agibilità politica a chi non si piega ai diktat del governo di destra e del Vaticano, oggi più che mai alleati. Per questo durante il Pride il coordinamento "Facciamo Breccia-No Vat" ha reagito occupando simbolicamente piazza San Pietro, nel territorio dello Stato del Vaticano (Santa Sede). Sono stati aperti degli striscioni con scritto: "San Giovanni negata, occupiamo San Pietro", "No Vat", "Facciamo Breccia". La polizia italiana è intervenuta fermando e identificando 13 attivisti di Facciamo Breccia-NO VAT, nonché dei fotografi professionisti a cui sono state cancellate le foto, ed addirittura dei turisti che avevano le macchine fotografiche. Contemporaneamente, l'azione veniva rivendicata dal palco del Pride in piazza Navona. Immediatamente alcune agenzie di stampa avevano pubblicato la notizia, che però è stata poco dopo oscurata, con una logica di censura da regime. Facciamo Breccia denuncia la deriva autoritaria e fascista italiana. E' da qui che nascono le aggressioni sempre più frequenti contro gay, lesbiche e trans, ma anche la violenza sulle donne e le persecuzioni contro i/le rom e sinti e contro chi arriva da paesi impoveriti. Proprio mentre era in corso il Pride romano, sulla linea circumvesuviana nei pressi di Napoli due ragazzi venivano aggrediti e massacrati in quanto gay.

Un mese fa a Verona un ragazzo è stato ammazzato da estremisti di destra solo perché aveva i capelli troppo lunghi. Le aggressioni alle trans e alle/i migranti sono ormai gli effetti quotidiani della (in)cultura dell'odio per chiunque sia identificato come 'diverso'. In questo quadro abbiamo scelto di diffondere la notizia e il video sulla nostra azione di protesta come un piccolo ma significativo atto di resistenza in un paese dove il rafforzarsi del legame tra repressione istituzionale, violenza squadrista e integralismo cattolico stanno aprendo definitivamente la strada ad un regime autoritario. Un video con le immagini dell'azione con la radiocronaca in diretta curata da "Radio Onda Rossa" è presente sul web e vi si accede dalla prima pagina
del nostro sito www.facciamobreccia.org