prendiamo
la parola e l’impegno
come uomini

Un centinaio di donne hanno manifestato contro «l'ipocrisia delle istituzioni»
Ieri era prevista una seduta straordinaria del Consiglio Comunale per discutere una serie di provvedimenti speciali per la sicurezza delle donne. I coordinamenti di femministe e lesbiche hanno per questo motivo indetto un presidio. «Le istituzioni e i media ancora una volta - hanno detto le manifestanti - non hanno alcun ritegno nell'usare le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l'attenzione dal fatto che la violenza contro le donne da sempre la compiono uomini - di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano»
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- SPECIALE. Magdalena la storia dimenticata
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA leribellule
Invitiamo tutte a partecipare a un presidio contro la violenza maschile sulle donne,
giovedì 29 gennaio - ore 16
Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di provvedimenti speciali per la "sicurezza" delle donne.Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell'usarele donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distoglierel'attenzione dal fatto che la violenza contro le donne la compiono sempre uomini - di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano. Al fatto che le donne in Italia subiscono violenze o vengono uccise da familiari, ex o conoscenti nel 90% dei casi (dai Istat), la politica e leistituzioni non hanno mai risposto con alcun 'consiglio straordinario', perché vorrebbe dire ammettere che c'è un intero sistema sociale edeconomico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la'cultura' dello stupro.
LE DONNE INSIEME POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,
POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI
L'Assemblea romana di femministe e lesbiche
sommosse_roma@autistici.org*
Tra lo stupro di capodanno, quello di Via Andersen a Roma e quello di Guidonia, a l’Aquila un gruppo di ragazzi hanno tentato di violentare una compagna di classe a scuola, a Palermo un padre per almeno due anni ha violentato la figlia dodicenne, in altre parti dello stivale, un uomo di 28 anni ha violentato le nipoti, un marito ha preavvisato la moglie con un sms che andava ad ammazzarla, e così ha fatto, un altro di 94 anni ha ammazzato la moglie con il soffietto del camino e un altro ancora l’ha ammazzata con un ciocco di legno.
Un biglietto da visita di inizio d’anno scritto col sangue delle donne.
LE MESTRUAZIONI IN MUSICA
What a drag/ to be on the rag” (“Che scocciatura/ avere le mestruazioni”) cantavano le Lunachicks in “Plugg” (dall’album “Binge And Purge” del 1992).E come dar loro torto? Anche se per qualche donna il ciclo mestruale merita di essere celebrato quale icona di femminilità e potere, la realtà è che le mestruazioni sono soprattutto una faccenda fastidiosa, costosa e spesso dolorosa. Come se questo non bastasse, e nonostante il ciclo sia un avvenimento naturale, da sempre è circondato da un alone di silenzio, imbarazzo, e pregiudizi, terreno fertile per la nascita di assurde leggende e divieti. Non si parla delle mestruazioni. Se proprio si deve, non si chiamano con il loro nome, ma con i mille appellativi fantasiosi inventati apposta (“le mie cose”, “il marchese” etc.). Anche nella società moderna, l’argomento è ancora tabù. Ad esempio, nelle pubblicità di assorbenti e tamponi il sangue mestruale è di colore blu e non rosso.Del mestruo ne parlano invece spesso le fanzine riot grrrl o punk-femministe, dai primi anni ’90 ad oggi, accanto ad altri argomenti che riguardano il corpo femminile, come i disordini alimentari, lo stupro, l’aborto: dall’americana “Hag Rag” di Tanya, che produce anche assorbenti riciclabili in tessuti fantasia (vedi il sito web: http://www.hagrag.bigstep.com), alle italiane “Whoooyeah” di Reic (nel numero sei: fumetto “Lose the tampon”, articolo sulla presunta pericolosità degli assorbenti interni e sui metodi alternativi) e “Sisters’ zine” di Consuelo (con il numero sei in omaggio un O.B.!).Ai Ladyfest, inoltre, i banchetti che vendono alternative ai tamponi accanto a dischi punk e fanzine non sono una vista rara. Durante alcuni di questi festival si svolgono addirittura dei workshop sulla “Radical Menstruation”, in cui si discute sull’industria degli assorbenti, considerati dannosi per la salute e per l’ambiente, s’impara a confezionare da sole la propria “protezione femminile” e a ridurre i crampi e i dolori del ciclo.
Parecchie sono le band femminili che si sono ispirate al ciclo mestruale per il loro nome o per le loro canzoni. Tra le prime, citiamo innanzi tutto le Period Pains (dolori mestruali), un gruppo di teenager inglesi attive nella seconda metà degli anni ’90. Suonavano un punk adolescenziale con testi insolenti, e una loro canzone s’intitolava proprio “Period Pains”. Le hard-rocker (sempre inglesi) Tampasm (tra tampax e orgasm?). E le australiane Menstruation Sisters, amiche dei Sonic Youth. Si ha inoltre notizia di almeno un paio di band chiamate PMS. Una di queste era formata da donne afro-americane, note negli USA grazie al loro pezzo “Man With The Power”, tratto da una compilation per la Black Rock Coalition.Quando si parla di tampax e punk-rock è impossibile non citare le L7, passate alla storia anche per il lancio di un tampone usato al pubblico durante un festival rock inglese in cui venivano fischiate. Pare che fossero solite lanciare assorbenti anche ai loro roadies quando questi le insultavano…
Tra le canzoni che affrontano l’argomento mestruazioni, una delle più toccanti è “My Red Self” (dalla compilation “Kill Rock Stars”, 1991) delle riot grrrl Heavens To Betsy (il gruppo di Corin Tucker prima delle Sleater-Kinney). “Qual è il colore/ il colore della vergogna/ è rosso sangue” canta Corin, rifiutando di nascondersi e di trattare la materia con imbarazzo. Per finire con: “Sono queste le mestruazioni/ troppo strane/ perché tu possa capire/ allora mi fai nascondere/ la verità da te/ mi fai nascondere/ la me stessa rossa da te”. Un pezzo molto personale ed insieme molto “politico”.Allison (Bratmobile, Cold Cold Hearts) aggiunge: “Le Cold Cold Hearts avevano una canzone intitolata “5 Signs: Scorpio” (dall’album “Cold Cold Hearts”, 1997) in cui cantavo qualcosa come “tampone sanguinante, mangialo idiota! Ebbene sì, ho davvero le mestruazioni!”. Parlava di tirare i tamponi addosso ai ragazzi che mi fanno incazzare.”The Haggard, un duo hardcore/ femminista/ queer da Portland, Oregon, sono più “politicizzate”. Nel loro album di debutto “A Bike City Called Greasy” (2000) c’è un pezzo (“Tampons”) in cui le due ci dicono di stare in guardia da chi fa affari sul corpo delle donne: “Corsie e corsie di scatole graziose per renderci senza odore, senza peli, insapori, farci proprio come ci vogliono loro, ma i loro prodotti ci uccideranno”. Affermano anche che i tamponi sono costosi e potenzialmente pericolosi, e consigliano come alternativa la spugna marina.Kevin Blechdom sceglie l’approccio ironico, e in “Binaca” (dall’album “Bitches Without Britches”, 2003) intona allegra: “Da quando mi sono venute le mestruazioni/ non devo più comprare mutandine rosse”.La star dell’hip-hop/ soul Mary J. Blige in “PMS” (dall’album “No More Drama”, 2001) si lamenta invece dei disturbi fisici ed emotivi che deve soffrire durante il periodo mestruale: “Questa è la parte peggiore di tutto/ la parte peggiore dell’essere una donna è PMS/ dammi una tregua, dammi una tregua/ perché non voglio dover aggredire questa sera”.La cantautrice soul ed attrice Cree Summer in “Miss Moon” (da “Street Faerie”, 1999) è altrettanto esplicita: “Il mio sangue è arrivato oggi/ sono gonfia e matura/ non voglio che nessuno/ mi dica cosa è giusto”.Laurie Anderson in “Beautiful Red Dress” (dall’album “Strange Angels”) è più vaga, parla di “alta marea” e di un “bel vestito rosso”.Infine, le già citate Lunachicks, che di canzoni dedicate alle mestruazioni ne hanno scritte addirittura due: “Plugg”, appunto, e “*@#%!+*” (conosciuta anche come “PMS”, dall’album “Pretty Ugly”, 1997). Abbiamo rivolto qualche domanda alla cantante ed autrice dei testi, Theo Kogan.
Puoi parlarci di queste canzoni?“Plugg” parla di quando ti vengono le mestruazioni, e della rabbia, il dolore e la frustrazione che creano – in modo ironico naturalmente. Siamo donne, perché non dovremmo scrivere delle cose che viviamo? Il ciclo mensile è una grossa parte della nostra vita. E “@#!%!!” parla della sindrome premestruale, di quanto può essere tempestosa, dolorosa e nauseante – anche questa canzone è spiritosa. Se non possiamo ridere di noi stesse, cosa possiamo fare?Credi che parlare di mestruazioni sia ancora un tabù?Sì, è certamente ancora un tabù. Se mostrassero un tampone insanguinato in un gabinetto per televisione la gente ne sarebbe spaventata! È buffo quanto sciocche siano le pubblicità. Qui ci sono questi tamponi che hanno applicatori di plastica “perlati” (che si presume esserne l’attrazione). È ridicolo. E il cotone non sbiancato e totalmente naturale? Non ci sono pubblicità per quello…Io scelgo di parlarne abbastanza apertamente, anche con i miei amici uomini. Dico loro che mi sento di merda perché ho le mestruazioni o che ho i crampi.Credi che gli uomini ne siano imbarazzati?Alcuni sì, non le capiscono quindi ne sono disgustati o spaventati, ma altri sono più comprensivi, specialmente se hanno avuto lunghe relazioni con donne.Nella tua cultura, che nomi si usano per indicare il mestruo?“Aunt flow” (zia flusso), “big red” (grande rosso), e quella vecchia è “the curse” (la maledizione).Che cosa fai per combattere i dolori mestruali?Advil. I thermal pack che arrivano dal Giappone, ma che ora si trovano anche qui negli USA, nei drugstore. Rimangono caldi per 8-12 ore e puoi fissarli ai vestiti. Inoltre, massaggi, agopuntura, erbe, camomilla e balsamo di tigre sulla pancia.
Articolo di Jessica Dainese per Alias.
SABATO 13 DICEMBRE A ROMA
Dalla presentazione del Disegno di Legge Carfagna sulla prostituzione e con le ordinanze di tanti Sindaci in Italia si è creato un pericoloso clima di intolleranza verso tutte le persone che si prostituiscono. Insieme al ddl si sono avviate campagne politico-mediatiche per alimentare l’allarme sociale e la paura dei cittadini. Sulle persone socialmente «deboli» (della cui sicurezza non ci si preoccupa), si vuole oggi indirizzare l’insicurezza e la paura della gente facendole diventare il capro espiatorio su cui sfogare le frustrazioni di un Paese che sta impoverendo in tutti i sensi.La «sicurezza» sta diventando l’abbaglio e il pretesto per escludere e discriminare i più «deboli», i «diversi» e gli «stranieri», nei confronti dei quali sono aumentate aggressioni, violenze, discriminazioni che si fanno passare come normali, endemici e scontati atti di violenza metropolitana, sottacendone l’origine razzista, sessista, omo-transfobica. Sulla paura e sull’insicurezza si sono costruite campagne che non risolvono ma ingigantiscono i problemi, dei quali si continua a non considerare le cause cercando semplicemente di eliminare gli effetti per mezzo della ricetta più semplice, quella di nascondere. Esattamente quello che si sta tentando di fare con la prostituzione: renderla invisibile. Ma in questo modo non si tutelano i diritti di nessuno. In questo modo si riducono i diritti di tutti:il ddl Carfagna sulla prostituzione non tiene assolutamente in considerazione l’esperienza di tutte quelle persone (trans, donne, uomini) che hanno scelto liberamente di vendere prestazioni sessuali, né risponde ai bisogni delle persone che esercitano la prostituzione per vivere o sopravvivere. Le emargina soltanto, senza neppure offrire una alternativa;inoltre, contrariamente a quanto afferma il Governo, il ddl aggrava la condizione di chi è sfruttato ed è vittima della tratta di esseri umani, fenomeno molto frequente, che riguarda moltissime persone straniere che si prostituiscono in strada, spingendo le persone nel sommerso di appartamenti e locali, rendendole irraggiungibili e completamente sotto il controllo degli sfruttatori;infine, il disegno di legge non renderà i cittadini più sicuri, poiché la sicurezza si costruisce innanzitutto creando condizioni di benessere diffuso, di convivenza pacifica, di rispetto, di pari opportunità, di diritti per tutti e non spingendo al chiuso e nei ghetti fenomeni sociali e persone che fanno parte della nostra società.
Questo ddl attacca i principi di libertà garantiti dalla Costituzione, priva di diritti le persone che esercitano la prostituzione, minaccia seriamente la loro salute e la loro sicurezza, non tutela l'incolumità delle vittime di sfruttamento, non permette di portare avanti i servizi che da anni operano attività di riduzione del danno e di prevenzione sanitaria che da sempre garantiscono il diritto alla salute dell’intera comunità (contatto, informazione, sensibilizzazione ed accompagnamento che svolgono gli operatori sociali direttamente in strada con le persone che si prostituiscono). Questo ddl rischia inoltre di depotenziare il sistema di tutela e assistenza delle vittime di grave sfruttamento e tratta di persone, che pure rappresenta un punto di eccellenza dell’Italia nel panorama internazionale: le vittime non avranno più accesso ai programmi di aiuto poiché non potranno essere più contattate dalle unità di strada, ed anche per le forze dell’ordine il contatto sarà più difficile.Ci opponiamo al ddl perché crediamo che le persone debbano essere:
LIBERE DALLA VIOLENZAa cui vuole condannare il ddl Carfagna costringendo le persone ad esercitare la prostituzione al chiuso, dove è più difficile difendersi dalla violenza e dove aumenta la precarietà. Il ddl non considera il fatto che chi si prostituisce non commette reati contro terzi ma spesso li subisce (violenze, stupri, rapine, sfruttamento, riduzione in schiavitù); non considera inoltre che violenza, sfruttamento, riduzione in schiavitù già sono presenti in una parte della prostituzione al chiuso esercitata negli appartamenti o tramite i locali notturni.Il ddl inoltre, in evidente violazione degli obblighi costituzionali ed internazionali assunti dallo Stato italiano relativamente alla protezione dei minori, prevede il rimpatrio forzato delle persone minorenni non italiane che si prostituiscono, costringendole a tornare nei luoghi dai quali sono fuggite. Questo significa molto spesso immettere una seconda volta le vittime nel circuito dello sfruttamento e in una condizione di vulnerabilità ancora maggiore.
LIBERE DI POTER ACCEDERE E DI USUFRUIRE DI SERVIZI E OPPORTUNITA’ mentre invece il ddl Carfagna - con il suo estremismo securitario e la sua impostazione esclusivamente repressiva - toglie ogni prospettiva futura per chiunque voglia abbandonare la prostituzione. Le persone trafficate vedranno ridotte drasticamente le loro possibilità di accedere ai programmi di assistenza e protezione sociale in quanto sempre più irraggiungibili dagli operatori sociali ma anche dalle forze dell’ordine, che verranno viste come nemiche anziché come un punto di riferimento. A chi esercita la prostituzione per mancanza di alternative e a causa della discriminazione (si pensi alle transessuali), non viene offerta alcuna alternativa, nessuna misura di supporto all’inclusione sociale e all’inserimento lavorativo.
LIBERE DI SCEGLIEREmentre il ddl Carfagna non tiene in considerazione il fatto che la prostituzione possa essere una scelta, né garantisce aiuto alle vittime di tratta e sfruttamento, né offre alternative a chi vorrebbe abbandonare l’attività prostitutiva ma ha bisogno di un sostegno.
LIBERE DAL PREGIUDIZIOmentre il ddl, criminalizzando la prostituzione, aumenta lo stigma e il pregiudizio verso chi la pratica, esponendo le persone a violenze, persecuzioni, discriminazioni e maggior emarginazione.
LIBERE DI AGIREmentre il ddl, per salvaguardare il «pubblico pudore», impone norme di comportamento a tutte e tutti. In questo modo si limita la libertà, l’autodeterminazione e si ledono i diritti.
Per tutti questi motivi stiamo promuovendo un evento pubblico a Roma per il 13 dicembre 2008 e ci auguriamo di poter contare sulla più ampia partecipazione. Un evento che veda insieme le persone che si prostituiscono, gli operatori sociali, la cittadinanza, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Una manifestazione per i Diritti e per la Libertà di Scegliere.
Per aderire all’iniziativa nella qualità di enti sostenitori, siete pregati di scrivere alla seguente mail: adesione13dicembre@gmail.com Le adesioni possono venire sia da enti che da singoli.Una prima tornata di adesioni verrà chiusa il 27 novembre, per iniziare a pubblicizzare l’iniziativa.
Ha detto proprio così: inquinano. Ieri Silvio Berlusconi era a Teramo, impegnato in un comizio della campagna elettorale per le regionali. A un certo punto ha spiegato al suo uditorio che «in Italia ci sono 70mila prostitute che inquinano le nostre strade». Un problema perché «sono uno spettacolo non edificante per i nostri ragazzi» e certo anche perché «spesso vengono poste sotto schiavitù». Il presidente del Consiglio ha detto di sapere bene che queste donne molto spesso «vengono messe in un appartamento, violentate, viene tolto loro il passaporto e vengono messe sulle strade e minacciate di morte». Ma è interessato soprattutto all'aspetto estetico, alle strade «inquinate». Per questo, ha detto, avrebbe voluto procedere per decreto ma in qualche modo gli è stato impedito e adesso c'è un disegno di legge che vieta la prostituzione in strade e che la ministra per le pari opportunità Mara Carfagna ieri è andata a spiegare in un convegno a Salerno. «Noi vogliamo contrastare la prostituzione, non legalizzarla», ha detto la ministra, spiegando che il divieto sarà previsto per «la prostituzione in strada e nei luoghi aperti al pubblico». 
Lo striscione alla testa del corteo recita “Indecorose e libere”.
“Donna prima che figlia, donna prima che moglie, donne prima che madre, donna prima che sia tardi”: uno dei cartelli portati dalle tante ragazze che animano il corteo contro la violenza sulle donne, a Roma. “Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu bastuni e tira fora li denti” è invece il ritornello della canzone più trasmessa.
Un centro anti-violenza espone invece uno striscione con la scritta “La violenza sulle donne ha molte facce”, e le facce sono quelle dei ministri Brunetta, La Russa, Gelmini, Carfagna, Tremonti, Calderoli; del premier Berlusconi e di papa Ratzinger.
--->la rassegna stampa
Il prossimo 22 novembre, alle ore 11.00, presso la sala convegni del Museo Diocesano di Tropea, si svolgerà la Conferenza Stampa all’interno della quale verrà presentata la Campagna di sensibilizzazione “Uscire dalla violenza si può” creata in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
"..Il fatto che una donna possa scegliere di sua volontà questo mestiere sembra, in entrambi i casi, inaccettabile ai suoi avversari: gli uni ritengono che si tratti di un delitto, le altre pensano che una donna non acconsentirebbe mai liberamente a un rapporto sessuale senza desiderio né amore. Queste due idee della prostituzione sono in realtà due versanti del medesimo postulato, quello che fa del sesso un´attività umana a parte, pericolosa e al tempo stesso sacra, di cui gli individui - e più specificamente le donne - non disporrebbero a piacer loro." (Io voglio vendermi)
FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO E AFFERMARE CHE al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!